Stefano Zardini nasce a Cortina d’Ampezzo, e cresce tra le pellicole e gli sviluppi in una famiglia di fotografi: il primo ad iniziare la professione fu suo nonno, aprendo un atelier fotografico nella piazza centrale di Cortina, nel 1892. La nonna Antonia divenne fotografa di guerra e documentò la Prima Guerra Mondiale, mentre il padre seguì la campagna italiana di Russia su incarico dell’Istituto Luce.

Stefano studia fotografia a Milano e Londra, dove si specializza nell'arte del ritratto e del reportage. Inizia la carriera di fotografo free-lance pubblicando su riviste di moda come  Vogue e Harpers Bazar e su diverse riviste geografiche e sportive tra cui Airone, Bell'Italia, Condè Nast Traveller, AD-Architectural Digest.

La sua passione si rivela presto il fotogiornalismo. Negli anni ’80 al seguito della Croce Rossa Internazionale entra in nazioni ancora chiuse come il Vietnam del Nord, e inizia i suoi reportage in Oman, Yemen del Sud, Arabia Saudita e Albania. I suoi scatti da allora documentano guerre e crisi umanitarie in oltre 60 paesi del mondo.

I reportage più recenti documentano il traffico di stupefacenti, in Asia Centrale al confine tra Tajikistan e Afganistan; la povertà e il degrado delle periferie di Mosca; lo sfruttamento del lavoro e la prostituzione in India; le condizioni di vita e di lavoro sulle piattaforme nel Mare del Nord; il servizio sull’estrazione di gas in Siberia e Kazakistan.I suoi scatti vengono pubblicati su riviste tra cui Sette del Corriere della Sera, Panorama, Espresso, Max, Time Magazine, Der Spiegel.

Su incarico delle Nazioni Unite in occasione del 50° anniversario, nel 1995, realizza una mostra personale sulla violazione dei diritti umani nel mondo, inaugurata a nel Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra. Un servizio fotografico sulle condizioni di lavoro dei Dalit e la prostituzione in India viene premiato e proiettato nel 2008 al Festival Internazionale di Fotogiornalismo di Perpignan – Visa pour l’Image.

La sua innata passione per l'arte fotografica lo porta negli ultimi anni a mettere da parte lo stile documentaristico per dedicarsi con sempre maggior impegno ed entusiasmo alla Fine Art, il cui lavoro è molto apprezzato per lo stile personale e rarefatto della sua ricerca.

Nel 2004 apre a Cortina d’Ampezzo la Ikonos Art Gallery, dove espone le sue collezioni e ospita le opere di rinomati fotografi italiani e internazionali, in collaborazione con altre gallerie d’arte fotografica.

Ha esposto in 35 mostre fotografiche personali e le sue opere sono presenti in diverse collezioni private di arte contemporanea.

In oltre 25 anni di lavoro, ha realizzato 40 filmati tra corti, filmati d’avventura, sport e spot pubblicitari e pubblicato 31 libri fotografici. Il suo archivio fotografico conta oltre 180.000 immagini, entrate a far parte dell’archivio d’epoca di famiglia.

Stefano Zardini was born in Cortina d’Ampezzo and grew up surrounded by film rolls and darkroom processing in a family of photographers. The first to take up the profession was his grandfather, who opened a photographic atelier in Cortina’s main square in 1892. His grandmother Antonia became a war photographer and documented the First World War, while his father followed the Italian campaign in Russia on assignment for the Istituto Luce.

Stefano studied photography in Milan and London where he specialized in portraits and reportages. He began his career as a freelancer photographer, publishing in fashion magazines, such as Vogue and Harpers Bazar, as well as several geographic, sports and architecture magazines including Airone, Bell’Italia, Condé Nast Traveller, and AD – Architectural Digest.

But soon his focus turned to photo-journalism. In the early 1980s, accompanying the International Red Cross, he entered countries that were still closed at the time, such as North Vietnam and began his reportage work in Oman, South Yemen, Saudi Arabia and Albania. Since then, his photographs have documented wars and humanitarian crises in more than around the world.

Recent reportages document drug trafficking in Central Asia along the border between Afghanistan and Tajickistan; poverty and decay in the outskirts of Moscow; labor exploitation and prostitution in India; living and working conditions on offshore platforms in the North Sea; and gas extraction in Siberia and Kazakhstan. His photographs have been published in magazines including Sette del Corriere della Sera, Panorama, L’Espresso, Max, Time Magazine, and Der Spiegel.

In 1995, on United Nations’ assignment for its 50th anniversary, he produced a solo exhibition on human rights violations worldwide, inaugurated at the United Nations Palace in Geneva. A photographic project on the working conditions of Dalits and prostitution in India was awarded and screened in 2008 at the International Festival of Photojournalism in Perpignan – Visa pour l’Image.

His innate passion for photographic art has led him to gradually set aside the documentary style and devote himself increasingly to Fine Art photography. His work is highly appreciated for the personal and rarefied style of his research.

In 2004, he opened the Ikonos Art Gallery in Cortina d’Ampezzo, where his own collections as well as works by renowned Italian and international photographers, were exhibited, in collaboration with other photographic art galleries.

He has held 35 solo photographic exhibitions and his works are included in several private contemporary art collections.

Over more than 25 years of work, he has produced 40 films, including short films, adventure and sports footage, and advertising commercials, and has published 31 photography books. His photographic archive comprises over 180,000 images, which have become part of the family’s historical archive.